Premessa
"Creare una forma non significa semplicemente
inventare una struttura, una rima o un ritmo.
Significa anche esprimere tutto il contenuto
adatto a quella rima o a quel ritmo.
Il sonetto di Shakespeare non è semplicemente
un certo schema, ma un preciso modo di pensare
e di sentire" (1)
L'illuminante riflessione di Eliot, rende
prima di tutto evidente come il verso sia
forma del pensiero, quel pensiero che coglie
"immediatamente come il profumo di
una rosa".
Ma attraverso la poesia cosa pensa il teatro?
Attraverso la poesia il teatro si apre a
quel pensiero di cui già essa stessa
è teatro.
La poesia è il teatro di un pensiero
che non può articolarsi nelle strutture
del logos, le sue maglie non trattengono
la volatile natura del profumo di una rosa,
o del canto di un mattino.
L' emergere di quel pensiero chiama una
forma che lo renda nella sua verità,
nel suo essere disvelato, che lo renda afferrabile
coi sensi.
Nel darsi della forma,quel pensiero è
quella forma, coincidenza esatta di parola/imago
e ritmo.
La forma è l'incarnazione di un sentire
che si apre dentro un segreto. Il mio segreto
si è aperto dentro la scrittura poetica
ed è diventata teatro, poesia globale.
Colgo
l'occasione di questo spazio per ripercorrere
le tappe essenziali del mio percorso poetico/drammaturgico
tracciando un arco dalla stagione '91/92
ad oggi.
Premesso che il mio approcio alla scrittura
è stato con e nella poesia sulla
scia dei poeti Giancarlo Majorino e Antonio
Porta, parallelamente alla mia formazione
di attrice con Dario Fo,direi che ciò
che ne è seguito è stata
la ricerca\sperimentazione di un teatro
che emerge come poesia globale, dove la
scrittura poetica si intreccia alle diverse
scritture sceniche (musica-danza-canto-recitazione-icona).
Il mio percorso di scrittura ha seguito
due direzioni:
-la scrittura ex novo di testi
-per contaminazione/collisione di scritture,
la creazione di strutture drammaturgico/registiche
con innesti di materiali poetici di altri
autori.
In ordine cronologico, un'esperienza importantissima
che ha aperto questo percorso,dopo il
corso di drammaturgia alla Civica Scuola
D'arte Drammatica Paolo Grassi, è
stato il Primo Progetto Speciale di Drammaturgia
Contemporanea promosso nel 1991/92 dall'Ente
Teatrale Italiano e dal Ministero Turismo
e Spettacolo che mi ha dato la possibilità
di lavorare per un periodo di circa sei
mesi in stretta collaborazione con il
regista Giancarlo Cobelli e la sua compagnia
di giovani attori e di sviluppare in questo
lasso di tempo un proficuo lavoro di "work
in progress". Se di solito la scrittura
poetica nasce come solitario esercizio
letterario che solo successivamente si
esplica nella forma scenica qui l'esperienza
è stata particolare e nuova.Trattandosi
di una drammaturgia ispirata ad un romanzo
incompiuto "Andrea o i ricongiunti"
(Andreas oder die Vereigniten) dello scrittore
austriaco Hugo von Hofmannsthal i passaggi
fondamentali del processo di ri-creazione
poetica che hanno portato al testo/rappresentazione
dal titolo "Viaggio all'inizio del
ritorno" poi pubblicato a cura dell'Ente
stesso sono stati sostanzialmente due:
-dalla prosa al verso,e alla struttura
narrativa (qui usando gli stilemi dello
"stationendrama") che definirei
come I trascrizione
-dal verso alla scena, II trascrizione,
dove, emersa la struttura del testo, il
verso si misura con l'improvvisazione,
cioè con il tempo/spazio dell'accadere
scenico.
Credo che questo sia stato il punto più
interessante della operazione perché
ho seguito la parola poetica dentro un
viaggio di trasformazione dove la poesia
si lasciava alle spalle la sua natura
letteraria per raggiungere la corporeità
della parola detta e agita sulla scena,evaporava
la sua natura cartacea e si faceva respiro,
sangue, azione, qua e lé si sporcava,
qua e là s'innalzava.
Lavorando per giorni e giorni in stretta
intesa con il regista con il quale sintonizzavo
le visioni, chiusi in teatro con quattordici
attori che si giocavano ventisei personaggi,inseguendo
la parola
rimbalzando dalla carta al corpo dell'attore
e dal corpo dell'attore alla carta, qui
trovo il rapporto tra parola poetica e
spazio scenico, qui la mia esperienza
di attrice e di poeta si fonde in una
terza, quella di un concetto più
globale di poesia, più originario
"poiein", è qui che trovo
un metodo, una via, la mia via e da qui
in poi la ricerca drammaturgica si esprime
anche in ricerca registica.
Così segue nel '94 si apre il ciclo
nel quale, tematicamente parlando, la
scrittura poetica indaga il mito, variamente
inteso come mito biblico riletto("Salomè,
le ultime parole","Judith, la
risposta che non torna"); mito della
conoscenza("Socrate,un sogno filosofico");
mito classico rivisitato("Pigmalione
o l'anima di Galatea, "L'oracolo
impossibile").
Con "Salomè, le ultime parole",
creo la struttura drammaturgica di base
attraverso un lavoro di scarnificazione
del poemetto di Antonio Porta, attraverso
tre variazioni, ritorno al suo silenzio
originario, al silenzio di Salomè
che torna l'indomani dei fatti sul luogo
del misfatto e da lì il testo si
interseca con la drammaturgia musicale,
seguendo un chiasmo dove il percorso dall'armonia
all'atonalità segue inversamente
quello che va dal silenzio, al balbettìo/lallazione,
alla sintassi che si ricostruisce insieme
alla coscienza della protagonista, così
la danza, dall'eleganza stilizzata del
gesto barocco al movimento strappato della
danza espressionista,la scenografia è
un grembo visionario.
Su "Judith,la risposta che non torna"
non mi soffermo per ovvi motivi se non
per accennare al bellissimo rapporto creativo
che è venuto a crearsi durante
la costruzione della performance andata
in scena al teatro dell'Angelo, sotto
l'Egida del Teatro di Roma diretto da
Martone, dove la drammaturgia elettronico-musicale
di Mario Crispi si è sviluppata
insieme con il disegno coreografico di
Roberta Escamilla Garrison,in perfetta
interazione con la mia recitazione e quella
di Nicola Scorza. E' stata la possibilità,
quella della performance, di una lettura
sintetica e trasversale del testo, la
poesia visiva, sonora e coreografica di
un testo in versi così come lo
avete conosciuto in questa edizione.
Il mito classico di Pigmalione, raccontato
in un poemetto lirico di Diderot , mai
rappresentato prima di allora, mi venne
proposto
E commissionato dal C.L.E.M (Comitato
Lombardia Europa Musica) insieme con il
"Socrate" di Erik Satie, un
melologo per cinque cantanti e due pianoforti.
Diventato poi una rappresentazione dal
titolo "Pigmalione o l'anima di Galatea",
dove il mito in questione dice della creatività
e del suo rapporto con il femminile, ho
proceduto ad un curioso lavoro di innesto,
utilizzando il testo centrale di Diderot
come apice onirico della storia da me
creata di uno scultore ai giorni nostri,
mentre Carlo Boccadoro componeva, nel
corso delle prove, moduli compositivi
di musica per la voce di Adria Mortari,
e un ensemble di fiati e archi dove io
stessa potevo intervenire tagliando, ricomponendo,
rovesciando nastri sonori che incrociavo
con i movimenti del danzatore che incarnava
lo spirito della creatività.
Intervenire sulla delicatissima natura
del "Socrate" di Erik Satie
è stato un lavoro affascinante
e altrettanto delicato che ha finito per
avere due parti benché senza soluzione
di continuità .
Montata registicamente la prima parte
(iconograficamente ispirata alla "scuola
di Atene" di Raffaello) rispettando
in generale le sue caratteristiche, con
il dialogo dei due pianoforti, i movimenti
e l'espressività delle cantanti,
ho sviluppato il racconto intrecciando
stralci dai "dialoghi" di Paul
Valery e miei passaggi,dove la presenza
dell'attore prendeva piano piano campo
contrappuntando le frasi musicali o l'eco
del canto che scemava verso lo sfondo,
in un epilogo asciutto di parola recitata
e immagine.
Chiudendo il ciclo mitologico con la trascrizione
da "La morte della Pizia" di
Durrenmatt, dove la parola è rimasta
in prosa e comunque in interazione con
la tessitura sonora di Walter Maioli e
una raffinatissima ricerca d'immagine,
un'altra curva è segnata da "Aquae.
Passaggi per una nascita" testo originale,
pubblicato da Borgia editore, rappresentato
al Teatro Filodrammatici in seno al Festival
di Nuova Drammaturgia organizzato da Outis.
La storia è dei giorni nostri,
il tema è la nascita, il linguaggio
è ritmato e secco alternando passaggi
in prosa e in versi. Una volta ancora
è Mario Crispi che con la sua strumentazione
elettronica intavola un fitto controcanto
con il testo e gli attori (G.Battaglia,L.
Ferrari, S.Ajelli,G.Calò) e le
variazioni di ritmo tendono l'atmosfera
mutandola con forti contrasti cromatici
dove i movimenti si fanno quasi superflui
e la voce, la parola, il suono riempie
tutto lo spazio.
La curva che sto attualmente percorrendo
è, per concludere, quella segnata
l'ultimo mio testo "La mela di Alan",
in pubblicazione internazionale presso
l'editore Springer Verlag a Berino,e non
ancora rappresentato, dove la poesia si
intreccia al rigore della matematica,
alla speculazione scientifica, all'infinito
tecnologico . Questa felice contaminazione
sta già generando un altro figlio
scritto, ma per ora è ancora un
segreto.
V.P.
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