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Lettura Pérpignan
 

:: Sguardo attraverso
1
Che siano questi colpi d'ombra
A schiarire la luce che
Mi disegna il viso
-aperto totalmente-
disse
-eppure tutto solo e per sé-

2
Cadevo
in prossimità del mondo
Avvinta al mio gheriglio
Di carne meridiana

Tornavo in silenzioso frastuono

3
I giorni rovesciati dentro al tempo
S'annidano in una pasta densa
Muco d'uovo che la mano sedotta
dal gesto amalgama in cucina
Fuori uno strano inverno forse
Mezza estate latra un caos di sintagmi.

4
Nel respiro si fonda un
Un'infinita corrosione
Intermittente tenace migrare di termitiii

5
rapitori reciproci in uno
spazio linguistico siamo ostaggi
consegnati alla gioia
o alla crudeltà degli altri

eppure dovremmo divaricare la via
passare col rosso agli incroci del cuore

6
Ai margini

E' solo
Non sa più da dove vengono
Le parole sugge con forza
La bottiglia sua disperazione
Quella sovrumana del neonato.

7
Piccoli passi

Umanità sfracellata
In piccoli passi pantofole
Lungo soprabito corto vestito
Capelli che giocano alle bambole
E pupille inchiodate all'unico
Presente la sigaretta
Poi riprende piccoli passi
Ondeggia la luna cassonetto
Capanna betlemme gesù
Piccoli passi e la notte
Piccoli passi grida vendetta
Tra le pietre di Pietro santo e sepolto
Senza mani come i vivi
Che scorrono la tua vita
Piccoli passi né ciglia né sorrisi
Paradosso d'orecchio dell'occhio
Paradosso dei sensi che vacillano
Eppure sola
Piccoli passi tu Io verso casa

8
di quartiere

guardiano del colore
scoiattolo di quartiere
lo vedo lo aspetto
nell'estiva consunzione
mi chiedo come resista
la sua dolcezza braccata
il rosso stremato della chioma
custode di un abisso perennemente al fianco
in una fagotto di macerie.

9
Agonia con viaggio

ti porto a Roma le dicevo e il corpo
sempre più lenzuolo sempre più solo intreccio di fili nell'intelaiatura del letto
acciaio vita che non molla
San Pietro campane campane
In quel suo essere già là
L'ultima forza tutta di una scaglia che fu
Donna minuta e fragorosa
Ora sempre più verso silenzi che continua a non volere
Sempre più sempre più se ne va
Sempre meno sempre meno ne resta
Di lei però uno stupore d'orecchio

10
Ultima per Dario Villa

Tu avanzi rotto sulle gambe
E due vetri negli occhi
Risolvono la prospettiva
In una fuga d'aghi e cobalto
Come il blu che ti riempiva gli occhiali
E un girasole nella tasca
Beveva con noi l'alba spalancava infermiere
In Porta Nuova Nuova Porta è adesso il tempo
Fracassato sulle gote
Il caffè travasato in rosa glamour

Ma dalla cenere che sale
Tu scagli lapilli
In ritmo diacronico gingilli il male scosceso
Come roccia senza scale
Dove pallido l'angelo sbandiera
Un sorriso di stella alpina

11
Inatteso

All'albergo "Due pini"
Ne hanno tagliato Uno

12
Ciliegia granata

Ciliegia granata anneghi
Nel pletorico gorgoglìo della
Città di carne barocca

Conosci il dolore e sai
Che nonè l'inverso di questo
Luminoso splendore ma il suo sostegno

Nel verde io tollero
L'unghi spezzata un volo un po' goffo
Tu no

Mi basta a volte un ramo snello
Contro un muro di attonito cielo
Per sapere il mio qui
Tu no

Si rompre il simmetrico quasi serpeggiare del verso se
Penso a te ti sento -io no basta
Cosa vogliono da me ne frega niente di allegre psicofarmacie non colgono
Com'è possibile il cibocibo nelle casse dei violini?che belli
I fiori nell'innaffiatoio-

Li componi come un pensiero che vorresti
Non lo trovi e allora tu ritorni
Al tuo nido sulla costa
Che guarda un mare più sobrio
Con spalle di ripidi ulivi

13
Per Antonio Porta

Risposta ad "Angeli perduti"

Come se non
Fosse stata mai
La Morte
Un passo solo avanti
A te
Nel sudario di carta
Che premevi
Che di Lei appunto
Ti svelasse
Misteri o capelli

Ma Lei era già
La Morte
Doppiofondo di specchio
Taglio di costa.

14
Ipotesi per Amelia
(in morte di Amellia Rosselli)

Ci fosse stato un gatto
Sul tetto
(il suo posto del resto)
e una coda
a solleticarti il viso il riso
per la CIA che non c'era
e gli spari quei fucili
tradurli in legni di ragazzi
che divertono la morte
ma di un tipo che finisce
per l'ora di merenda

:: Tre passaggi su New York

1
Poi staccati via da una pace
Patinata sorridente ambigua
Polposa mela trafitta da un baco impazzito
Generato e nutrito all'ombra
Dei tuoi stessi semi il cuore del frutto
Torsolo e teschio

2
dormo con questa mia inutile pace
(mi perdoni il saggio)
laggiù hanno frantumato il Cielo
l'umanità accade nel disastro
aerea perfezione sapiente animazione
morte massima inquadratura perfetta
l'Occidente riassunto nel suo profilo d'Ombra
boccheggia la colpa
del male riluce la radice
spalancata divaricata oscena
vulva incosciente hai ingoiato i tuoi figli
nel luna park di una certezza che fu

3

Non siamo più gli stessi a colazione
Steli incrinati dirigiamo corolle sfiorite
La Storia di ieri non tiene più Quella
di oggi qui segnamo un altro passo

:: ULISSE

1
Forse nel mare in cui fuggi è
L'incalcolabile vicinanza
Che ci separa
Quell'intimità di frutto e scorza che trattiene silenziosa
Il succo del piacere

2
MARE INCOGNITUM il tuo
Il mio
Che trasale la finestra scavata
Nell'oro invernale del caco
E un merlo
Di china

3
Quanto ancora mancherà
La tua stanchezza al mio mattino
Che reclama morbide nocciole
Gli occhi
Soli gioielli a me indosso i tuoi.

4
Una pietra e una vela
Non fanno una nave
Eppure mi di co che sì
Forse col vento in poppa

5
Se dunque l'amore è un dardo
Insegnamelo tu
Il tiro con l'arco

6
ARCANA

Ma la sera avrebbe potuto
Spalancarsi vorticosa sotto l'arco della voce
Che già diceva mare
Ritmo oscuro e frondoso
Come l'occhio le sue campate d'acqua

Fermati disse il vento
Che modula miracoli
E lo sguardo sentivo
Posarsi sulla voce la mia
Pioggia sopra pioggia
Leggera
Luminosa polvere di lampo

Aspetta continuò il vento
Lontano dalla pelle
Lincendio è diparole

Ma già vibrava felino
Nel più silenzioso dei miei corpi
Risuonava la terra dei fuochi
Promessa oltre il nirvana

E lui che di Menmosyne
Diceva soste prodigi viaggi in avanti lui
Definiva l'arcano numero dell'incontro

E torna
Nel retro del respiro.

6
Sai è che devo capire chi sei
Tu che cambi gli occhi col completo pantalone
Oggi indossavi un panciotto che prevedeva
Occhi lontani
Ieri erano bottoni serrati alle asole dei miei

Io non so dirti il silenzio che mi provochi
Ma dev'essere quello che segue un'anatra
Lanciata in volo e impallinata sul filo dell'acqua.

:: Il NUOVO MILLENNIO MI HA PORTATO UN GATTO

1
Macchia di luce sei gatta
Splendida ansa di pelo riscatti
L'angolo più solitario della casa
faro del mio domestico oceano
Tu segnali gli approdi della costa
Quando maremoto mi assale
Lampeggi il tuo amore discreto
Con la sapienza di eloquenti silenzi
E sonnambula mi dirige.
La bussola esatta della tua coda

2
Guardiano e sorvegliato speciale ciascun
Gatto di questa mia famiglia allargata di
Quattro racconta l'eco dei miei gesti
Dei miei pensieri misura il polso
Delle emozioni.

3
Ho comprato un campanellino dorato
E rosso un collarino di velluto
Per sentire il rintocco dei tuoi passi felpati
Amica felina che ammorbidisci le sere
In conversari di sensuali carezze
Una grammatica di zampine cuscinetti
Occhi stellati impertinente dolcezza

4
Gatti d'ottobre

Splendenti i gatti nel bagno d'oro emanante
E caldo come foco ma da camino alogeno
Affascinantemonoliteriscaldante del
Futur nostro presente eppur s'illumina
Qui la stanza giallata di luce ed elettrico calore

Gatti vedo raggiare al di là del vetro
I tratti scolpiti nel riflesso
Bellezza di languido marmo intensi e
meravigliosi gli occhi vivi da far paura

Mi attraversa palpabile la bellezza dell'icona
La loro presenza viva e costante metafisica del pelo
Filosofia di zampe leggere la semiotica dei cuscinetti

Il tempo poi è già notte e mi attardo
Trascinando i riti del sonno in risacche di dettagli
Lumini regia dell'attraversata il guado del sonno

Ma io faro e guardiano e gabbiano
Mi stempero tra le voci del giardino
La verifica ossessiva dell'armonia botanica
Il controllo delle talee la spuntatura

Sfuggo alla parola che incalza dal misterioso
Silenzio neuronale coscienza
So che lì rigenero in una polluzione di gesti cura
E mi avvio alle stelle
fissando il mandala della gattesca ciambella.

5
Mattino di Roma ventreaperto luce pulita
Smaltata angoscia portata inomaggio con
Grazia sulle zampe dei gatti
Meravigliosi porteurs del nulla
Autunnale rinascita di un languido morire
Aver voglia di assottigliarsi come lo strato
Blu di questo cielo sempre rinnovantesi dono

E più giù ritrovarsi sempre di nuovo
In quel vuoto unica cuccia che accoglie
La mia impronta di affezionato habitué dell'obliquo
Il corpo che la notte ri-posa
Nell'unica curva possibile
Quella di un punto interrogativo.

Non dire

Se dico
Notte
La interropo
Un'altra qui incomincia
Se la dico è
La notte
Se respiro soltanto
La notte è più grande
Della parola

Valeria Patera

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